Scicli: Montalbano, la cultura e il gusto di Cannolia

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“…la prima cosa che il commissario notò supra alla scrivania di Pasquano, n’mezzo a carte e fotografie di morti ammazzati, fu una guantera di cannoli giganti con allato ‘na bottiglia di passito di Pantelleria e un bicchiere. Era cosa cognita che Pasquano era licco di cannaruto di dolci. Si calò a sciaurare i cannoli: erano freschissimi. Allura si versò tanticchia di passito nel bicchiere, affirrò un cannolo e principiò a sbafarselo talianno il paesaggio dalla finestra aperta…”

Descrive così lo scrittore Andrea Camilleri, ne “Il campo del vasaio”, la scena in cui il commissario Montalbano e il dottor Pasquano addolciscono le loro tensioni divorando un vassoio di cannoli. Non ce l’ha raccontata proprio così Davide Roccasalva, ma ci ha messo ugualmente tanta passione, nella nascita della sua “Cannolia”, un nuovo modo di concepire l’esperienza di degustare il cannolo, simbolo chiave della storia e delle tradizioni della cultura dolciaria siciliana. Cannolia è stato il punto di approdo di un press tour breve ma davvero intenso, che anche Charmat Magazine ha avuto il piacere di poter vivere e condividere, in occasione della presentazione di questa nuova realtà dolciaria, format originale ed elegante, in quel di Scicli.

Piccola, ma preziosissima perla del barocco ibleo, la cittadina negli ultimi decenni è diventata famosa nel mondo proprio per le vicende narrate da Camilleri con protagonista il commissario catanese Salvo Montalbano, che qui ha il suo commissariato, a Vigata, nome immaginario che ribattezza questa gemma a pochi chilometri dal mare. Tour breve, dicevamo, ma davvero emozionante, che si è snodato tra il set della fiction di Rai1 e i capolavori architettonici barocchi: la Chiesa di San Bartolomeo, coccolata dai colli della cittadina assieme alle altre “sorelle” clericali, come la Chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Teresa; e poi, l’Antica Farmacia, di inizio ‘900, che ancora conserva intatte le centenarie pozioni e misture erboristiche di preparati e decotti; Palazzo Spadaro, Palazzo Beneventano, Palazzo Bonelli Patané, che ha anche ospitato la conferenza stampa di presentazione del format Cannolia.

La prima parola che dovrebbe essere impressa all’ingresso della città è: accoglienza! È quella riscontrata tra la gente, tra le guide turistiche (per la maggior parte, ragazze e ragazzi straordinariamente appassionati della propria città, impegnati con la Cooperativa Agire) e tra le istituzioni. Gradevoli e non stancanti gli interventi del vicesindaco e assessore alla Cultura di Scicli, Caterina Riccotti, e dell’assessore allo Sviluppo economico, Emilia Rabito. È qui che, emozionato, Davide Roccasalva, trent’anni, ha raccontato del suo progetto, partendo da un vecchio ricettario e dai suoi ricordi di bambino (la nonna che frigge il cannolo che, ancora caldo, viene riempito di ricotta e subito mangiato). Anch’egli sta contribuendo a far entrare ufficialmente Scicli-Vigata nei ricordi indelebili di turisti e visitatori. Poiché anche il palato ha la sua gelosissima memoria.

Ma le parole non bastano. Così, a conferenza ultimata, si visita Cannolia e si degusta quanto in essa creato. È uno spazio moderno, dove il cannolo viene prodotto e trasformato dinanzi agli occhi di chi arriva per vivere un’esperienza unica. Dalle farfalle e fiori ornamentali, come decorazioni simbolo di una fluttuante leggerezza e friabilità del cannolo, alla leggerezza e semplicità delle sue creme, il passo è breve, per giungere alla genuinità dei prodotti scelti per la realizzazione del prodotto finale. La cialda viene fritta all’istante. All’interno possiamo trovarci otto tipi di creme: dalla classica alla sfiziosa con i prodotti del territorio. È tutto ecosostenibile, senza additivi né conservanti.

Il concept di “Cannolia” è stato creato dall’artista Sasha Vinci, che ha immaginato uno spazio in cui le meraviglie dell’arte dialogano con la cultura e la tradizione gastronomica siciliana. Il laboratorio, dicevamo, è interamente a vista. Anche qui, dunque, il senso di “casa” per chi vi arriva e degusta è tangibile. La materia prima parte dai grani antichi, la cialda è proprio quella del territorio ragusano: ha un colore chiaro e non è biscottata. A differenza della ricetta della nonna, il cannolo non viene impastato e poi fritto nello strutto, ma Davide per l’impasto utilizza burro e, in alcuni casi, olio extravergine d’oliva per i vegani. “La cialda calda con il contrasto della ricotta o della crema fresca – spiega il titolare – va ad accentuare il sapore del dolce. Così mi sono chiesto il perché non farla provare a tutti in qualsiasi momento. L’olio che utilizziamo per la frittura è olio di girasole ad alto oleico arricchito di vitamine e antiossidanti. I cannoli vengono fritti a 175 gradi. È importante che l’olio venga cambiato spesso”. Sette le varianti di creme: il classico ricotta vaccina, ricotta di capra biologica, crema bianca al limone, al cioccolato fondente, al pistacchio, ricotta di capra, arachidi salati tostati all’interno di una cialda al carrubo. Per il trasporto il prodotto viene consegnato al cliente in un kit con all’interno le cialde appena fritte e un sac à poche con la crema scelta.

I cannoli, però, non sono stati l’unico prodotto eccellente degustato. La sera prima, in un familiare contesto da apericena, ecco presentarsi, dal dietro le quinte del “Commissariato di Vigata” (nella vita reale, sede del Comune di Scicli), una colorata esposizione di prodotti tipici: cucciddatu, scacce, formaggi, olio e vino, mentre si sottolineava l’importanza del Presidio Slow Food che tutela il Fagiolo cosaruciaru di Scicli e di produzioni di alta qualità come l’Olio evo Millinché dell’azienda Fidone.

Ma la cosa più interessante che è emersa è stato l’amore dei molti protagonisti di questa esperienza: dall’Albergo Diffuso, che ci ha accolti e che rientra in uno dei progetti di Sicilia Ospitalità Diffusa realizzati dall’imprenditore Ezio Occhipinti, alla collaborazione dello stesso Comune di Scicli. Ecco che Scicli, dunque, si conferma meta affascinante per tutti, dove il cibo, in quello che abbiamo vissuto e raccontato, lega storia, tradizioni e cultura di un paese incontaminato, che reagisce e si adegua alla vita e agli eventi in cui siamo sempre coinvolti…

Un conviviale pranzo al Pata Pata a Sampieri, nella giornata conclusiva del tour, ha infine ricordato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il Mare Mediterraneo è lì, sempre vigile, sempre sublime e misterioso, a fare da spettatore ma anche da protagonista di questa terra unica al mondo.