Diario “Charmat Magazine” da Brescia, Franciacorta e Lago d’Iseo

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Bollicine e ancora bollicine a cosa fanno pensare?
Non è mai facile rientrare da una vacanza, soprattutto quando i giorni trascorsi hanno suscitato tante emozioni!
Sono ormai sei anni che onoro l’appuntamento di settembre con il Festival del Franciacorta, la manifestazione che annualmente cattura l’attenzione di numerosi wine lovers. Tuttavia quest’anno ho posticipato di qualche settimana il mio consueto appuntamento, facendo la scelta di rivivere il territorio lontano dai riflettori e di catturare nuovi aspetti magari trascurati negli anni passati.
Così ho lasciato la mia Sicilia, con un caldo ancora asfissiante, per recarmi in Franciacorta. L’arrivo all’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio non è stato un anticipo di autunno, a dispetto delle previsioni meteorologiche che promettevano pioggia e cielo plumbeo per il fine settimana, ma la continuazione del bel tempo lasciato da qualche ora.
Dall’aeroporto di Bergamo (Il Caravaggio) per arrivare in terra di Franciacorta i chilometri sono davvero pochi e in meno di trenta minuti lo spettacolo della natura è sorprendente.
Stavolta la mia prima sosta è stata la città di Brescia, che in una sola parola posso definire un vero gioiello, ricca di un cospicuo patrimonio artistico ed architettonico con i suoi monumenti di epoca romana e longobarda. Accompagnata dalle “cicerone” Patrizia e Maria, girando per la piccola città, ho avuto la possibilità di ammirare veri tesori: il teatro romano, considerato uno dei più grandi teatri romani in Italia, il Capitolium, area architettonica di grandissimo fascino, la chiesa di Santa Maria in Solario, la chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, descritta come la Cappella Sistina di Brescia per la quantità di affreschi al suo interno, il Duomo vecchio e, a distanza di pochi metri, il nuovo Duomo, il Broletto, la medievale torre del Pegol con i suoi 54 metri di altezza, il Palazzo della Loggia, Piazza della Vittoria, la medievale Torre della Pallata alta 32 metri, il castello e l’incantevole Teatro Grande. Purtroppo, anche stavolta, il tempo è stato tiranno e così ho dovuto abbandonare l’idea di visitare altri luoghi e monumenti che la città offre e che mi riprometto di andare a vedere il prossimo anno, riservandomi qualche ora per una visita davvero speciale, da vera golosa: la Pasticceria Veneto del Maestro Iginio Massari. Questa tappa dovrebbe essere inserita nella guida della città come sosta obbligatoria per tutti gli amanti dei dolci, e non solo! Un trionfo di colori e di profumi ha inebriato occhi e papille gustative: scegliere una preparazione del Maestro è un’impresa difficile per la quantità di prelibatezze belle e buone che le vetrine offrono.
Ma Brescia è anche sinonimo di Franciacorta, sicché, come ogni anno, il mio tour è iniziato dal Lago di Iseo: ho ammirato incantata da un lato le montagne che proteggono questo grande specchio d’acqua, e dall’altro i filari delle viti protagoniste di questo splendido territorio. Lo sciabordio dell’acqua e la scia bianca degli scafi ricordano che proprio sulle sponde del Lago di Iseo, ed esattamente a Sarnico, negli anni ’20 e ’30 nacquero i famosi scafi Riva che hanno onorato l’Italia con le numerose vittorie in gare nazionali e internazionali. Questo primeggiare della nostra Bandiera mi ha invitata a un momento di pausa, di riflessione, in particolare a un aperitivo in flute di Franciacorta! Un primo “assaggio” che ha avuto subito un seguito con un secondo, un terzo e così via nell’azienda Plozza.
La scelta di visitare la cantina Plozza è stata un suggerimento delle cicerone Patrizia e Maria che, avendola visitata qualche giorno prima in occasione del Festival del Franciacorta, ne erano rimaste colpite. Così il consiglio di non mancare all’appuntamento presso questa realtà giovane, diversa dalle cantine con anni di storia visitate negli anni passati, mi ha incuriosito.
Guidate da Elisa, in rappresentanza dell’azienda, abbiamo trascorso la giornata in giro tra i vigneti di Ome acquistati dall’azienda nel 2009 dopo un’attenta ricerca e valutazione del territorio. Sono trascorsi 10 anni da allora e l’obiettivo di produrre vini eleganti e di qualità è stato raggiunto con il Brut, il Satèn, il Rosé e il millesimato Pas Dosé. Non smetto mai di lasciarmi affascinare dal racconto di come un vino, prodotto da uve raccolte a mano, integre e selezionate, possa diventare un elegante spumante dal perlage fitto e dalla straordinaria effervescenza. Non restava, dunque, che degustarli! Accompagnate da Elisa nel ristorante che gestisce all’interno della cantina insieme all’amica Chef Silvia, le mie amiche ed io siamo rimaste senza respiro quando ci siamo ritrovati sulla splendida terrazza con vista sui vigneti attorno a un tavolo imbandito di leccornie preparate da Silvia e descritte successivamente con acribia da Elisa. Ad ogni portata in abbinamento un Franciacorta Plozza. Un susseguirsi di bontà che, ahimè, ci hanno costrette a rimanere a tavola fino al tardo pomeriggio.
Ho lasciato quei luoghi magici con tanta nostalgia…
Sorvolando un tappeto di nuvole, ho riavvolto la pellicola dei momenti appena trascorsi che rimarranno sopiti in attesa del prossimo anno.